I primi mille giorni: l'ambiente che costruisce il cervello
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La stampante 3D che lavora di notte fa un rumore che ormai non sentiamo più. Quello che sentiamo, invece, è nostra figlia che alle sette del mattino gattona dritta verso la scritta col suo nome appesa sopra il lettino, la indica e ride. Non sa leggere, non sa nemmeno cosa sia una lettera. Ma quei colori, quel legno chiaro all'altezza dei suoi occhi, la chiamano.
Per anni abbiamo pensato alla cameretta come a un posto da arredare e basta. Poi ci siamo imbattuti in qualcosa che ha cambiato il modo in cui lavoriamo il legno: nei primi mille giorni di vita l'ambiente attorno a un bambino non è uno sfondo. È materia prima. Serve a costruire il cervello, alla lettera.
Mille giorni, una foresta che cresce nel buio
Facciamo un passo indietro. I primi mille giorni vanno dalle ultime settimane di gravidanza fino ai due anni compiuti: poco più di tre anni in tutto. In quella finestra succede una cosa vertiginosa. Le cellule del cervello, i neuroni, si moltiplicano e si connettono tra loro come rami di un albero foltissimo, formando circuiti e reti. Nasce una specie di foresta, e quella foresta sarà la sede di competenze che arriveranno anche molto più tardi: il linguaggio, le emozioni, la memoria, la capacità di scegliere.
Lo spiega bene Save the Children, in un approfondimento firmato dalla pedagogista Francesca Donnicola. Il punto che ci ha colpiti è un altro, però: il cervello non cresce da solo, in automatico. Cresce se viene nutrito da fuori. Gli stimoli che arrivano dall'ambiente, la voce di mamma e papà, le carezze, i colori, le luci, modificano fisicamente le cellule nervose e le aiutano ad agganciarsi meglio tra loro. I neuroni non stimolati, invece, seguono una legge di risparmio: il cervello li considera inutili e piano piano li "pota". Detta così fa quasi impressione. Vuol dire che quello che un bambino vede e tocca ogni giorno decide cosa resta e cosa si spegne.
Non stiamo dicendo che una scritta di legno faccia diventare geni. Sarebbe una sciocchezza, e chi vi promette scorciatoie del genere vi sta vendendo fumo. Diciamo un'altra cosa, più modesta e più vera: la cameretta non è neutra. Ogni oggetto che ci mettete o parla al bambino, o non gli dice niente.
L'ambiente non è arredo, è nutrimento
Da quando abbiamo capito questa faccenda, progettiamo diversamente. Un tempo un elemento decorativo per noi era "bello o brutto". Adesso ci chiediamo anche: è alla sua altezza? Ha colori che si distinguono senza urlare? È qualcosa che può guardare cento volte trovandoci sempre lo stesso appiglio?
Prendiamo il nome. Sembra un vezzo estetico, e in parte lo è. Ma per un neonato una scritta in legno con il suo nome appesa a bassa altezza è un punto fisso: forme che ritornano sempre uguali, ricche di curve e contrasti, esattamente il tipo di stimolo visivo che cattura l'attenzione nei primi mesi. Non serve che la "capisca". Serve che ci sia, coerente, giorno dopo giorno. Lo stesso vale per una lettera decorativa con gli animali del bosco: un volpino, un riccio, una forma tonda e riconoscibile diventano piccoli riferimenti che il bambino impara a cercare con lo sguardo prima ancora di sapere cosa siano.
Attenzione, non è una gara a chi riempie di più. Anzi. Una parete troppo affollata confonde e stanca. Meglio pochi elementi scelti, distanziati, con una decorazione in legno per la cameretta che dialoghi con la luce naturale della stanza invece di combatterla. Il legno, in questo, aiuta: riflette la luce in modo morbido, non lucido, e nel tempo cambia leggermente tono. Lavoriamo il pino massello proprio per questo, e lo finiamo a olio di lino cotto, che lascia il profumo di bosco e non crea quella patina plasticosa che riflette male.
Il movimento, e la storia del gattonamento
C'è un dettaglio dello stesso approfondimento che ci ha fatto sorridere, perché lo avevamo visto succedere in casa senza avere le parole per dirlo. Quando un bambino inizia a muoversi, costruisce quelle che vengono chiamate "memorie corporee". E i gesti coordinati, come il gattonamento, sono in realtà delle prassie: sequenze motorie con uno scopo. Gattonare non è solo spostarsi. È il corpo che impara la relazione tra un'intenzione e un risultato.
Ecco perché quel piccolo teatro della mattina, la bambina che gattona verso la parete e indica il suo nome, non è solo tenero. È un bambino che sceglie una meta, mette in moto il corpo per raggiungerla e collega la fatica al premio di arrivarci. L'oggetto sul muro diventa il pretesto di un movimento, e il movimento, dice la psicomotricità, è l'alba dell'intelligenza. Noi, che di intelligenza non ce ne intendiamo, sappiamo solo che quando succede vale più di qualsiasi recensione a cinque stelle.
Custodire, mentre il cervello costruisce
C'è un rovescio della medaglia di tutto questo, e riguarda noi adulti. Se i primi mille giorni sono così densi e così veloci, ci passano tra le dita. Il primo dentino, la prima parola storpiata, il braccialetto dell'ospedale, il ciuffo di capelli del primo taglio: cose minuscole che sul momento sembrano scontate e dopo sei mesi non ritrovi più.
La nostra prima scatola dei ricordi in legno è nata da un fallimento vero: il primo dentino di nostra figlia era finito in una scatoletta di fiammiferi sul davanzale, e dopo tre settimane l'abbiamo perso. Da lì gli scomparti, il coperchio inciso col nome, un posto solo per quelle cose. Non è nostalgia da vendere: è che il cervello del bambino sta archiviando a ritmo pazzesco, e a noi genitori resta pochissimo di tangibile di quel periodo. Una scatola dà un luogo fisico a ricordi che altrimenti evaporano. Chi vuole un oggetto più da parete che da cassetto spesso sceglie un quadretto nascita con i dati del bambino, che fissa data, ora e peso di un giorno che non torna.
Ci capita spesso, quando incidiamo il nome sul coperchio di una scatola, di ricevere una mail con scritto "mettete anche la data del parto, non voglio dimenticarla". La prima volta ci ha fatto sorridere: come si fa a dimenticare il giorno in cui è nato tuo figlio? Poi, con l'esperienza, abbiamo capito che non è il giorno a sfuggire, sono i dettagli intorno. L'ora esatta, il peso, il nome dell'ostetrica, il tempo che faceva fuori. Sono quelle cose che il laser fissa nel legno una volta per tutte, e che altrimenti si sbiadiscono nel giro di un paio d'anni pieni di notti insonni.
Su questo punto vale la pena guardare i numeri con onestà. In Italia si nasce sempre di meno: secondo l'ISTAT le nascite sono scese sotto le 380.000 all'anno, un minimo storico. Sono meno bambini, ma sono bambini su cui, come famiglie, ci si concentra di più. E concentrarsi vuol dire anche fermarsi a conservare, non solo a comprare.
Cosa mettiamo (e cosa non mettiamo) in una cameretta
Dopo qualche anno a tagliare, incidere e carteggiare per altre famiglie, ci siamo fatti delle idee pratiche. Non regole assolute: buon senso di laboratorio.
- Pochi punti forti all'altezza del bambino, non una parete-collage. Il cervello nei primi mesi lavora meglio con contrasti chiari e forme semplici che con mille dettagli.
- Materiali onesti e sicuri: legno massello finito a olio, non vernici lucide che il bambino, prima o poi, si mette in bocca. L'olio di lino cotto penetra nella fibra invece di restare in superficie.
Il resto è emotivo, e va bene così. Un nome inciso, un colore scelto dalla mamma perché "gli sta bene con la finestra a est", un animale che diventa il preferito. Nostra figlia, per mesi, ha salutato ogni sera il coniglio della sua lettera decorativa prima di dormire. Rito inventato da lei, non da noi. Ed è esattamente quello che dice la ricerca sui primi mille giorni: quando la risposta dell'ambiente è prevedibile, sempre lì, sempre uguale, il bambino ne ricava sicurezza. La prevedibilità di un oggetto amato, in fondo, è una piccola forma di casa.
Se dovessimo riassumere tutto in una frase da laboratorio, sarebbe questa: non stiamo arredando una stanza, stiamo apparecchiando un ambiente per un cervello che cresce in fretta. Il che, detto da due che passano le giornate tra segatura e stampanti, è la cosa più seria che facciamo.
Domande frequenti
Da che età ha senso decorare la cameretta con oggetti "a misura di bambino"?
Fin da subito, ma con criterio. Nei primi mesi il neonato vede meglio i contrasti e le forme semplici a distanza ravvicinata, quindi pochi elementi ben visibili all'altezza del lettino valgono più di una parete piena. Con la crescita si può aggiungere.
Una scritta o una decorazione in legno serve davvero allo sviluppo, o è solo estetica?
Non fa miracoli e non lo promettiamo. Fa la sua parte come stimolo visivo coerente e ripetuto: un punto fisso che il bambino impara a cercare. L'estetica per i genitori e lo stimolo per il bambino, in questo caso, coincidono.
Perché conservare i primi ricordi in una scatola invece che in foto sul telefono?
Le foto restano preziose, ma sono immateriali e si perdono in migliaia di scatti. Un dentino, un braccialetto dell'ospedale, una ciocca di capelli sono oggetti fisici: hanno bisogno di un luogo. Una scatola dà loro quel luogo e li tiene insieme.
Il legno finito a olio è sicuro per i più piccoli?
L'olio di lino cotto, una volta asciutto e polimerizzato, è una finitura naturale che penetra nella fibra del legno. Noi preferiamo il pino massello proprio perché prende l'olio in modo uniforme e non lascia la patina lucida di certe vernici.