Scatola dei ricordi in legno lilla col nome Alice, palloncini e nuvole in rilievo, dipinta a mano

La scatola dei ricordi è una cosa da Bing

Ci sono sette minuti di cartone animato che spiegano il nostro mestiere meglio di come sappiamo farlo noi. Li abbiamo scoperti per caso, un sabato pomeriggio, con la televisione accesa in sottofondo mentre finivamo di carteggiare un coperchio. A un certo punto, dall'altra stanza, arriva la voce di un coniglietto che dice ciao ciao a un palloncino. Abbiamo posato la carta vetrata e siamo andati a vedere.

Cosa succede nell'episodio

Bing trova un palloncino sgonfio vicino alle matite. Flop glielo gonfia, fa il nodo perché l'aria non scappi, e Bing decide di renderlo suo disegnandoci sopra un sorriso grande. Flop lo avverte: trattalo con delicatezza, potrebbe scoppiare. E infatti, mentre lo fa rimbalzare su e giù, il palloncino si schiaccia e scoppia.

Qui arriva la parte che ci ha colpiti. Bing vorrebbe rigonfiarlo. Flop non gli racconta una bugia consolatoria e non minimizza: gli spiega, con dolcezza, che quando un palloncino scoppia non torna più come prima. Poi gli propone una cosa da fare. Mettere quel che resta nella scatola dei ricordi.

Dentro ci sono già le altre cose a cui Bing ha detto ciao ciao: una macchinina nera senza una ruota, una lattuga giocattolo che non funziona più, una penna a forma di pinguino rimasta senza inchiostro. Alla fine Bing disegna sul coperchio tutto quello che c'è dentro, e ridisegna il palloncino com'era prima di rompersi: intero, mentre volava felice.

In inglese quella scatola si chiama Bye Bye Box

C'è un dettaglio che si perde nel doppiaggio e che vale la pena recuperare. L'episodio, in originale, non si intitola La scatola dei ricordi: si intitola Bye Bye. E la scatola non è una memory box, è la Bye Bye Box. La scatola dei ciao ciao.

Non è la stessa cosa, e la differenza conta. «Scatola dei ricordi» suona come un archivio: metti dentro le cose belle e le riguardi. «Scatola dei ciao ciao» dice un'altra cosa, più scomoda e più utile. Ci metti dentro quello che è finito. Serve a salutare, non a collezionare.

Perché quel gesto funziona

Se hai un bambino piccolo lo sai già: la cosa rotta è un dramma sproporzionato. Un palloncino, una macchinina, un biscotto che si spezza in due. Da fuori sembra una reazione esagerata a una sciocchezza, e la tentazione è dirgli che non è niente, che gliene compriamo un altro.

La dottoressa Serena Costa, psicologa dell'infanzia, scrive che «nel periodo dai 2 ai 4 anni i bambini stanno scoprendo il mondo e se stessi: un oggetto rotto da altri o dal bambino stesso può assumere diversi significati. Conoscerli è utile per intervenire nel modo più opportuno». Detta semplice: non è mai solo un palloncino.

Ecco perché Flop fa una cosa intelligente. Non nega la perdita e non la risolve comprandone un altro. Le dà un posto. E un bambino che ha un posto dove mettere le cose finite impara qualcosa che gli servirà per tutta la vita, cioè che si può salutare una cosa senza perderla del tutto.

Dalla scatola di Bing a una che resta

La nostra prima scatola è nata da un fallimento, non da un'idea di marketing: il primo dentino di nostra figlia era finito in una scatoletta di fiammiferi sul davanzale, e dopo tre settimane non c'era più. Da lì abbiamo cominciato a farne una vera.

Quella di Bing è di cartone e va benissimo così, perché la sua è finta e la tua no. Se ti va di dare a quelle cose un contenitore che regga i traslochi, la scatola dei ricordi personalizzata che facciamo in laboratorio è in pino, misura 26 × 16 × 10 cm, ha gli incastri a vista e un gancio in ottone. Il nome del bambino sta in rilievo sul coperchio, e colore, soggetti e decorazioni li scegli tu — un po' come Bing che disegna sopra il suo palloncino.

La dipingiamo e la rifiniamo a mano, una alla volta. Non è un oggetto veloce, e non vuole esserlo: deve durare più dell'infanzia che contiene.

Cosa ci finisce dentro davvero

La domanda che ci fanno più spesso è cosa metterci. La risposta onesta è che non c'è una regola, ma se ti serve una spinta, queste sono le cose che i genitori ci raccontano di averci messo:

  • il braccialetto dell'ospedale, con la mollettina del cordone
  • il primo dentino, e la ciocca del primo taglio di capelli
  • un biglietto dei nonni, con la calligrafia storta
  • il ciuccio dell'ultima notte, quello abbandonato per sempre
  • il primo disegno, anche quello fatto per rabbia
  • e sì, ogni tanto anche un palloncino scoppiato

Non serve riempirla in fretta. Le scatole più belle che ci sono tornate indietro in fotografia, anni dopo, sono quelle riempite un pezzo alla volta. Se cerchi una versione dai toni più naturali, con volpi e funghi, c'è anche la scatola dei ricordi tema bosco.

Poi un giorno tuo figlio la aprirà da solo e ti chiederà perché hai tenuto una macchinina senza una ruota. E tu potrai raccontargli la giornata in cui si è rotta. Che è esattamente il punto: le cose non le conserviamo per le cose, le conserviamo per le storie che ci restano attaccate.

Domande frequenti

In che episodio Bing parla della scatola dei ricordi?

È il secondo episodio della prima stagione, intitolato in italiano La scatola dei ricordi e in originale Bye Bye. Dura circa sette minuti ed è disponibile per intero sul canale ufficiale Bing Italiano, oltre che sulle piattaforme che trasmettono la serie.

Come si spiega a un bambino che una cosa rotta non torna più?

Senza girarci intorno e senza sostituirla subito, come fa Flop nell'episodio. Dirgli la verità con dolcezza e poi proporgli un gesto concreto — mettere quel che resta in un posto suo — gli dà qualcosa da fare con la tristezza, invece di limitarsi a sentirla.

A cosa serve davvero una scatola dei ricordi?

A dare un luogo fisico a cose che altrimenti si perdono in un cassetto o finiscono buttate durante un trasloco. Le foto sul telefono restano, ma un dentino, un braccialetto o una ciocca di capelli hanno bisogno di un posto che si apre e si chiude.

Da quando ha senso cominciare a riempirla?

Dal primo giorno, perché le cose più piccole spariscono subito e sul momento sembrano ovvie. Ma va bene anche cominciare dopo: si riempie all'indietro, con quello che si è riusciti a tenere.

Bing è una serie animata prodotta da Acamar Films Ltd. Non siamo affiliati ad Acamar Films né autorizzati dal marchio: parliamo dell'episodio perché ci piace, e il video qui sopra è incorporato dal canale YouTube ufficiale.

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