Frasi per un figlio o una figlia: le più belle, d'autore
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Perché certe frasi sui figli fanno piangere
Ci sono frasi per un figlio o per una figlia che si leggono e scivolano via, e altre che restano in gola. Quelle che restano non sono le frasi eleganti: sono quelle dirette, da persona a persona, che dicono un amore o una paura concreti. La paura di perderli. Il tempo che non torna. La gioia che un bambino porta in una casa.
In rete ne girano a migliaia, quasi sempre senza fonte. Qui ne trovi quattordici, di autori di pubblico dominio: per ognuna ci sono l'autore, l'opera, l'anno e una riga sull'originale. Dove l'abbiamo adattata, lo scriviamo.
Frasi di Tagore sui bambini
«Per paura di perderti ti stringo forte al petto»
Tagore la dice al bambino, direttamente: il gesto è tutto qui, si stringe un figlio al petto perché si ha paura di perderlo. Sulla cover c'è una lontra con il cucciolo addormentato sul petto: cover mamma con nome e frase di Tagore.
Fonte: Rabindranath Tagore, «The Beginning», in The Crescent Moon, 1913. Originale: «For fear of losing you I hold you tight to my breast.» Traduzione nostra, nessun adattamento.
«Non ti amo perché sei buono, ma perché sei il mio bambino»
Tagore scrive un amore che non dipende dall'essere bravi, nemmeno nei giorni dei capricci.
Fonte: Rabindranath Tagore, «The Judge», in The Crescent Moon, 1913. Originale: «I do not love him because he is good, but because he is my little child.» Adattamento: dalla terza persona alla seconda. Per una bimba diventa «perché sei buona… la mia bambina».
«Quando ti faccio piangere, il mio cuore piange con te»
Dalla stessa poesia, «The Judge»: chi ha un figlio piccolo lo sa, a volte la pazienza finisce e subito dopo torna quella tenerezza che fa male. La lacrima non si vede, sta tutta nella frase.
Fonte: Rabindranath Tagore, «The Judge», in The Crescent Moon, 1913. Originale: «When I cause his tears to come my heart weeps with him.» Adattamento: dalla terza persona alla seconda.
Le frasi di Peter Pan, di J. M. Barrie
«Perché non puoi restare così per sempre?»
La madre di Wendy la dice alla figlia, che ha appena corso da lei con un fiore in mano, portandosi una mano al cuore. È la domanda di ogni genitore davanti a un figlio piccolo: il tempo risponde da solo.
Fonte: J. M. Barrie, Peter and Wendy (Peter Pan), 1911, capitolo 1. Originale: «Oh, why can’t you remain like this for ever». Adattamento: tolti «Oh» e il punto esclamativo che chiude la frase; resta la domanda.
«La finestra resterà sempre aperta per te, sempre, sempre»
La madre di Wendy lo dice al marito, parlando dei figli volati via. Una finestra aperta è una luce lasciata accesa: qui ti aspetto, a qualunque ora torni.
Fonte: J. M. Barrie, Peter and Wendy, 1911, capitolo 16. Originale: «The window must always be left open for them, always, always.» Adattamento: nell'originale parla la madre, dei figli; qui un genitore parla al figlio, e «must always be left open for them» diventa «resterà sempre aperta per te».
Le frasi antiche: Omero e Virgilio
«Sorrise in silenzio, guardando il suo bambino»
Nell'Iliade Ettore guarda il figlio Astianatte, in braccio alla nutrice, e sorride senza dire niente: un padre che non sa dirlo, e lo dice così. Sulla cover c'è un papà pinguino con il pulcino sulle zampe: cover papà con nome e frase di Omero.
Fonte: Omero, Iliade, libro VI, verso 404. Originale, in greco: «ἤτοι ὃ μὲν μείδησεν ἰδὼν ἐς παῖδα σιωπῇ». Traduzione nostra, nessun adattamento.
«Comincia, piccola, a riconoscere la mamma dal sorriso»
Virgilio parla direttamente al bambino, e il verso dopo ricorda che sua madre lo ha portato per dieci lunghi mesi.
Fonte: Virgilio, Bucoliche, Ecloga IV, verso 60. Originale, in latino: «Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem». Adattamento: «parve puer» (piccolo, al maschile) diventa «piccola» per una bimba; per un bimbo resta «piccolo». «Risu» resta ambiguo come nel latino: il sorriso è di lei o del bambino?
Gibran: l'arco e la freccia
«Sei l'arco da cui il tuo bambino partirà»
Gibran la dice ai genitori. Viene da «On Children», la poesia che molti conoscono per il primo verso, «I vostri figli non sono figli vostri», e che in rete si trova spesso senza il nome di chi l'ha scritta. Amare vuol dire anche lasciare andare.
Fonte: Kahlil Gibran, «On Children», in The Prophet, 1923. Originale: «You are the bows from which your children as living arrows are sent forth.» Adattamento: dal plurale al singolare e dal presente al futuro; abbiamo tolto le frecce vive, perché il verso resti corto.
La mano che fa strada: George Eliot
«Mi porta piano verso una terra luminosa la mano del mio bambino»
George Eliot scrive di chi viene preso per mano e portato piano verso una terra luminosa, e non si volta più indietro. Poi aggiunge che quella mano può essere di un bambino piccolo. Si pensa che sia sempre il genitore a fare strada; un giorno ti accorgi che è una manina a tirarti avanti. Sulla cover c'è una lucciola che vola bassa sull'erba, con la sua lucina dorata: cover papà con nome e frase di George Eliot.
Fonte: George Eliot, Silas Marner, 1861, fine del capitolo XIV. Originale: «a hand is put into theirs, which leads them forth gently towards a calm and bright land, so that they look no more backward; and the hand may be a little child’s.» Adattamento: dal plurale al singolare; «the hand may be a little child’s» (la mano può essere di un bambino piccolo) diventa «la mano del mio bambino»; tolti «calm» (calma) e il pezzo sul non voltarsi indietro.
Pascoli e Ada Negri, la poesia italiana della maternità
«Sotto l'ali dormono i nidi, come gli occhi sotto le ciglia»
Sono due versi di Pascoli, dal «Gelsomino notturno». Si leggono come uno solo, e sembrano una mamma che guarda il suo bambino dormire. Sulla cover c'è un uccellino che dorme sul nido, con l'ala come una coperta: cover mamma con nome e frase di Pascoli.
Fonte: Giovanni Pascoli, «Il gelsomino notturno», in Canti di Castelvecchio, 1903 (prima edizione). Originale: «Sotto l'ali dormono i nidi, / come gli occhi sotto le ciglia.» Nessun adattamento.
«Formo il tuo cuore con il mio cuore»
Ada Negri apre con questa poesia la raccolta «Maternità», del 1904. Il bambino che aspetta è, per lei, «l'Ignoto». È la verità fisica dell'attesa, detta in una riga: un cuore si forma con un altro cuore.
Fonte: Ada Negri, «Maternità», in Maternità, 1904 (poesia d'apertura). Originale: «Tu sei l'Ignoto. — Forse pel tuo disperato dolore / ti nutro col mio sangue, e formo il tuo cor col mio core». Adattamento: tenuto solo «formo il tuo cor col mio core», con «cuore» al posto di «cor» e «core», e «con il» al posto di «col».
La ninna nanna di Christina Rossetti
«Sotto, le braccia della mamma; sopra, i suoi occhi»
Due cose sole: le braccia che tengono, gli occhi che non smettono di guardare. Chi ha cullato un bambino lo sa. Sulla cover c'è una luna crescente con qualche stella, sopra il mare che culla: cover mamma con nome e frase di Christina Rossetti.
Fonte: Christina Rossetti, «Love me,—I love you», in Sing-Song, 1872. Originale: «Mother's arms under you, / Her eyes above you». Traduzione nostra. Adattamento: «under you» e «above you» (sotto di te, sopra di te) diventano «sotto» e «sopra», spostati all'inizio.
Il tesoro più fragile: Saint-Exupéry
«Ti tengo in braccio: mi sembra di portare il tesoro più fragile della Terra»
Chi racconta prende in braccio un bambino addormentato e si rimette in cammino, commosso: gli sembra che sulla Terra non ci sia niente di più fragile. È la paura di perderlo, detta senza nominarla.
Fonte: Antoine de Saint-Exupéry, Le Petit Prince, 1943, capitolo XXIV. Testo francese, traduzione nostra. Originale: «Il me semblait porter un trésor fragile. Il me semblait même qu'il n'y eût rien de plus fragile sur la Terre.» Adattamento: dalla terza alla seconda persona, dal passato al presente; due frasi unite in una, il resto tolto.
«Se provo a ritrarti, è per non dimenticarti»
È il gesto di chi fotografa, scrive e conserva tutto del figlio piccolo, per paura di dimenticare.
Fonte: Antoine de Saint-Exupéry, Le Petit Prince, 1943, capitolo IV. Testo francese, traduzione nostra. Originale: «Si j'essaie ici de le décrire, c'est afin de ne pas l'oublier.» Adattamento: dalla terza persona alla seconda; «décrire» è reso con «ritrarre», perché poco dopo chi racconta compra colori e matite per fargli i ritratti; tolto «ici».
Come controlliamo una citazione
Una frase senza fonte è una frase che non puoi controllare. Prima di mettere una citazione su una cover verifichiamo quattro cose: l'autore è di pubblico dominio; il testo lo leggiamo sull'originale, su Project Gutenberg, su Project Gutenberg Australia o su Wikisource, non in una raccolta di frasi; la traduzione dal greco, dal latino, dall'inglese e dal francese è nostra; ogni adattamento lo scriviamo accanto alla fonte. Un adattamento fedele non cambia il senso.
I testi che abbiamo letto:
- Tagore, The Crescent Moon
- Barrie, Peter and Wendy
- Omero, Iliade VI, in greco
- Virgilio, Ecloga IV, in latino
- Gibran, The Prophet
- George Eliot, Silas Marner
- Pascoli, Il gelsomino notturno
- Ada Negri, Maternità
- Christina Rossetti, Sing-Song
- Saint-Exupéry, testo francese
Dove tenere la frase giusta
Una frase così non ha bisogno di una cornice: puoi scriverla su un biglietto, in un quaderno, in una scatola dei ricordi, oppure portarla con te.
Le nostre cover personalizzate con nome fanno questo: una citazione vera, con la firma di chi l'ha scritta, su un'illustrazione nata nel nostro studio, con il nome del tuo bambino dentro il disegno. Se la frase è per la mamma, guarda le cover per la mamma; se è per il papà, le cover per il papà. Sono per iPhone e Samsung; per un altro telefono, scrivici quale hai.